Iano Tamar impersona con timbro, carattere e splendido "vibrato" il ruolo che alla prima fu di Cornelia Falcon, grandissimo soprano drammatico che diede nome addirittura a un tipo vocale. Rachel soprano drammatico resa superlativa dalla voce robusta di Iano Tamar. Iano Tamar; nell'emozionante e complesso ruolo di Rachel, trascorreva da levigatezze intimistiche a struggenti lacerazioni drammatiche. Iano Tamar è stata una "juive" appassionata e pronta al sacrificio, capace di dare evidenza vocale a un ruolo che richiede grande sostanza nella zona centrale, ma anche prontezza nel salire all'acuto. "Guillaume Tell", Staatsoper di Vienna:
Iano Tamar è stata festeggiata con giubilo per la sua curata interpretazione della principessa Mathilde d'Asburgo. Le sue arie
con tutte le raffinate colorature erano eccellenti, il suo timbro sopranile dolce e nobile, gli attacchi decisi.
La bella Mathilde di Iano Tamar dimostra con gusto l'arte della sfumatura con le sue frasi in piano quasi sussurrate.
Iano Tamar è un'elegante Mathilde.
Iano Tamar, una nobile Mathilde. Il canto del soprano rivelava grande sensibilità, era ben condotto e tecnicamente raffinato.
Prestazione canora di alto livello: Copiosi applausi per Marcello Giordani nel ruolo di Arnold e per Iano Tamar in quello di
Mathilde.
Con curiosità si attende Iano Tamar nel ruolo di Mathilde, che per la prima volta ha cantato l'aria del primo atto senza tagli.
Il soprano era perfetto e ha svolto il suo compito in modo più che lodevole.
Grazie al forfait di Regina Schörg (non fa altro che disdire?), Iano TAMAR è stata incaricata di cantare Mathilde ed ha convinto
con una perfetta padronanza dello stile francese. Con la sua aria del terzo atto "Pour notre amour" ha strappato grida di "bravo"
a un pubblico letargico.
A me è piaciuto pure Giordani (sebbene il suo stile sia meno curato di quello di Sabbatini), ma soprattutto Iano Tamar, che è
certamente la migliore Mathilde alla Staatsoper (con taglio aperto nella seconda aria).
"Don Carlos" - CD, Staatsoper di Vienna:
La Elisabeth dal timbro scuro delineata da Iano Tamar ha un'apparenza giovanile e canta con una passione trattenuta, conferendo al suo ruolo con un profilo variegato. "Don Carlos", Staatsoper di Vienna:
In primo luogo occorre menzionare Iano Tamar / Elisabeth, che era in gran forma vocale ed eccellente nella resa del suo personaggio! Iano Tamar come Elisabeth rivelava un magnifico timbro scuro! Elisabeth è interpretata da Iano Tamar in modo eccellente. La migliore è Iano Tamar nella parte di Elisabeth! La linea opposta, dal suono gradevole e dal timbro vellutato, era fornita da Iano Tamar nel ruolo di Elisabeth. La grande aria nel quadro finale le è riuscita perfettamente. Iano Tamar è una Elisabeth intensa, dal timbro caldo e nobile, raffinata nell'espressione! Una gradevolissima esperienza di ascolto è stata offerta soprattutto da Iano Tamar come Elisabeth, che ha convinto per la sicurezza tecnica e per il magnifico timbro scuro! Vanno lodate la perfetta prestazione dell'ensemble convinto e l'Elisabeth di Iano Tamar. Il Don Carlos di Vargas trova nel soprano georgiano Tamar una partner risoluta ed allo stesso tempo irresistibilmente delicata. "La clemenza di Tito" - Gala, Settimana musicale a Mannheim:
Questa volta erano presenti come ospiti tre cantanti di rilievo, che possono certamente essere considerati degli interpreti ideali per i loro ruoli. Nella parte dell'appassionata Vitellia c'era la giovane georgiana Iano Tamar, un autentico grande soprano verdiano, che però possiede allo stesso tempo anche l'agilità e la sicurezza stilistica necessaria alle sfide del canto mozartiano e che ha suscitato entusiastiche ovazioni da parte di un pubblico riconoscente. "Macbeth ", Opera di Bonn:
Anche Iano Tamar, che cinque anni fa è già stata applaudita a Colonia come Lady Macbeth, resta nonostante il suo focoso attacco d'entrata una sostenitrice della linea elegante. Il lato demonico rappresenta per lei piuttosto una promessa, che viene quasi mantenuta nella fragilità con cui viene resa l'aria della follia. Iano Tamar è stata festeggiata per la sua voce sopranile ricca e ben condotta e per il profilo che ha conferito al suo ruolo. "Médée", Deutsche Oper Berlin:
La Medea di Iano Tamar è come un faro d'amore e di sangue.
Anche se sul palcoscenico non c'è più la monumentale Maria Callas, la lotta della donna umiliata e offesa con se stessa
rappresenta anche oggi una sfida. Al posto della Callas c'è la giovane ed energica cantante georgiana Iano Tamar, che dà vita
ad una Medea focosa e rende psicologicamente credibile la veemenza con cui esplodono i suoi sentimenti, con i quali lei -
barbara e straniera tra i Greci - si vendica per l'atteggiamento xenofobo di cui è stata vittima, per l'ordine di esilio dato
dal politico Creonte, per il tradimento amoroso dell'edonista Giasone. Un'opera di grande attualità sociopsicologica.
Non a caso Cherubini e il suo librettista hanno concentrato la tragedia di Euripide sulla figura della protagonista e sul suo
sviluppo psicologico, sul conflitto tra la madre amorevole, l'amante abbandonata e l'assassina, in un crescendo di amore,
tradimento, odio e sangue. Questa tragedia è modellata dal soprano Iano Tamar in maniera affascinante e chiara, sfruttando la
tessitura pericolosamente scintillante della sua duttile voce, la sua impulsività drammatica, che si sviluppa preferibilmente
da basi morbide, la sua recitazione, che accentua le sue ferite.
La Deutsche Oper di Berlino con Iano Tamar ha avuto uno straordinario colpo di fortuna. La Tamar è una cantante-attrice di alto
rango che riesce a rendere presenti tutte le sfaccettature di questo personaggio particolarmente stratificato, dall'odio
selvaggio fino all'implorazione quasi infantile per l'amore finito. La Tamar non si presenta sul palcoscenico con l'aulica
solennità della Callas, bensì come una "barbara" che segue l'impulso del momento, incurante del controllo dei propri affetti
e del calcolo del processo di civilizzazione. Il suo odio che affiora in continuazione nella sua solitudine svanisce assieme al
lungo coltello con il quale sferra un colpo a vittime immaginarie non appena essa si trova di fronte a Giasone: essa lo implora,
poi viene improvvisamente sopraffatta dall'amore durante il primo incontro con i propri figli e lascia che l'ancella le tolga
di mano il coltello già denudato senza opporre resistenza.
La signora Tamar punta sulla bellezza. Essa è una Medea femminile, non un figurino tratto dal repertorio dei personaggi mitologi
dominati dalla follia. Essa tenta di rendere comprensibile le azioni della sanguinosa eroina, manifestando toni non soltanto
di odio, ma anche di pentimento. Neanche per un momento si lascia tentare di rendere la sua parte in modo gridato. La Tamar è
delicata, plasma la sua voce ricca, ma allo stesso tempo snella ed altamente drammatica in modo squisitamente artistico e
raggiunge così le note più belle nel senso più autentico del termine, dimostrando gusto, comprensione, nobiltà: Oggigiorno è
difficile trovare queste tre qualità insieme.
La Tamar è una eccellente Medea: non è una diva che agisce sopra le righe sul modello delle precedenti interpreti di questo
ruolo come Maria Callas o Leyla Gencer, bensì una donna di normale formato umano, dal cui timbro caldo traspare il ricordo di
giorni migliori e che applica la sua forza potente e barbara solo contro la propria volontà.
Iano Tamar offre al ruolo di Medea non solo una voce solida, bella ed altamente drammatica, ma riesce anche a rendere l'astuzia
e la disperazione, la malinconia e gli impulsi furibondi - in una parola, tutto il mutevole spettro di emozioni che divorano
questo personaggio.
La cantante georgiana Iano Tamar brilla nel ruolo del titolo e ha suscitato reazioni di giubilo.
Iano Tamar nel ruolo del titolo è un'autentica scoperta. Essa possiede la voce adatta per rendere la varietà di umori. I suoi
momenti trattenuti in pianissimo, durante i quali la cantante si prendeva il tempo per definire il suo canto fin nei minimi
dettagli con sicurezza e bellezza, la scena in cui opponeva efficacemente, in particolar modo nella scena in cui sospesa tra
amore materno e desiderio di vendetta alterna con efficacia espressività lirica, rinuncia soffocata e desiderio disperato.
Parimenti convincenti erano anche gli energici impeti drammatici, che per la sua voce non rappresentavano la minima difficoltà.
Soprattutto nel finale il passaggio da un estremo all'altro le è riuscito con assoluta sicurezza.
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Iano Tamar erntete Jubel für ihre kultivierte Darstellung der Habsburger-Prinzessin Mathilde: Hervorragend ihre Arien mit allen raffinierten Koloraturen, sanft und edel ihr Soprantimbre, gekonnt die Attacken.
Die schöne Mathilde von Iano Tamar demonstriert mit Geschmack die Kunst der Feinabstimmung inmitten fast gehauchter Pianophrasen.
Iano Tamar ist eine elegante Mathilde. Ihr Sopran, sehr sensibel gesungen, schön geführt, technisch fein.
Iano Tamar eine noble Mathilde.
Sängerleistungen auf hohem Niveau. Viel Applaus gab es für Marcello Giordani als Arnold und Iano Tamar als Mathilde.
Neugierig erwartet Iano Tamar als Mathilde, die übrigens die Arie im dritten Akt erstmals ungekürzt gesungen hat.
Der Sopran tadellos, mehr als achtbar abgeliefert .
Durch die Absage von Regina Schörg (sie sagt nur noch ab?), kam Iano TAMAR zur Mathilde und überzeugte durch schönste Beherrschung des französischen Stils. In der 3. Akt Arie "Pour notre amour" riss sie das lethargische Publikum zu Bravos hin.
Mir gefiel ebenfalls Giordani (obgleich kein Stilist a la Sabbatini) und besonders Iano Tamar, die sicherlich die beste
Mathilde (mit aufgemachtem Strich in der 2.Arie) war, die an der Staatsoper zu hören war.
"Don Carlos" - CD, Wiener Staatsoper:
Die dunkler timbrierte Elisabeth Iano Tamars wirkt jugendlicher und singt mit einer verhaltenen Leidenschaft, die ein vielschichtigeres Rollenprofil hörbar macht. "Don Carlos", Wiener Staatsoper:
An erster Stellen muss man die Damen nennen Iano Tamar/Elisabeth. Stimmlich war sie in großer Form, in der Darstellung vorzueglich! Iano Tamar zeigte als Elisabeth ein herrlich dunkles Timbre! Iano Tamar als Elisabeth hervorragend besetzt. Am besten Iano Tamar als Elisabeth! Die wohllautende, samtig timbrierte Gegenlinie dazu formte Iano Tamar als Elisabeth, die große Arie im Schlussbild gelang ihr makellos. Iano Tamar ist eine innige Elisabeth mit warmen edlen Timbre und feinem Ausdruck! Ein beglückendes Hörerlebnis bescherten aber vor allem Iano Tamar als Elisabeth und überzeugte durch technische Sicherheit und ein wunderbares dunkles Timbre! Zu rühmen ist eine perfekte Ensembleleistung und Iano Tamars Elisabeth. Vargas als Don Carlos, der in der aus Georgien stammenden Sopranistin Tamar eine bestimmte, dabei betörend geschmeidige Partnerin findet. "La clemenza di Tito" - Gala, Mozartwoche Mannheim:
Zu Gast diesmal drei Sängerpersönlichkeiten, die getrost als Idealbesetzungen für ihre anspruchsvollen Rollen gelten dürfen. In der Rolle der vor Leidenschaft glühenden Vitellia die junge Georgierin Iano Tamar, ein genuiner großer Verdi-Sopran, der gleichwohl die Agilität und die Stilsicherheit für die Mozartschen Herausforderungen hat. Entsprechend enthusiastisch gerieten die Ovationen des dankbaren Publikums. "Macbeth ", Oper Bonn:
Auch Iano Tamar, vor fünf Jahren schon in Köln eine gefeierte Lady Macbeth, bleibt trotz ihrer blitzenden Eingangs-Attacke eine Verfechterin der eher eleganten Linie, das Dämonische ist bei ihr mehr ein Versprechen, die Wahnsinns-Arie in ihrer Fragilität freilich schon fast Erfüllung. Gefeiert wurde Iano Tamar für ihren üppigen, gut geführten Sopran samt Rollenprofil. Iano Tamar, die die Lady bereits in Köln, an der Deutschen Oper Berlin und anderswo gesungen hat und mit der 1847-Version auch auf CD dokumentiert ist, hat in der hybriden Partie weiter an Profil gewonnen, gerade auch darstellerisch und hinsichtlich der Textbehandlung. Vokal ist sie ohnehin eine Idealbesetzung: Die charaktervolle, individuell gefärbte Stimme besitzt Kraft, auch in der tiefen Lage, wird aber stets kontrolliert eingesetzt, ist fähig zu zartesten Piani - besondere Erwähnung verdient zweifellos das mühelose Des in alto der Nachtwandelszene -, zu berückenden messa-di-voce-Effekten und zu ausdrucksstarken Koloraturen, die mehr sind als technisch gekonnte Zierfiguren (hier profitiert die Künstlerin von ihren reichen Erfahrungen im Belcantorepertoire, das sie ebenso souverän beherrscht wie die großen Verdipartien), vor allem aber zu mannigfachen Ausdrucksnuancen zwischen eindringlicher Verinnerlichung und energischen Ausbrüchen. "Médée", Deutsche Oper Berlin:
Medea von Iano Tamar wie ein Fanal von Liebe und Blut.
Es lohnt sich, auch wenn nicht mehr die monumentale Griechin Maria Callas auf der Bühne steht, den Kampf der erniedrigten und beleidigten Frau mit sich selbst auszufechten. Stattdessen die junge starke Georgierin Iano Tamar, die die Medea flammend verkörpert. Sie macht die ausbrechende Urgewalt des Gefühls psychologisch glaubhaft, mit der sie sich, Barbarin, Ausländerin unter den Griechen, für den Fremdenhass rächt, für die vom Politiker Kreon verordnete Ausweisung, für den Liebesverrat des schnöseligen Hedonisten Jason. Ein Werk von sozialpsychologischer Katastrophenaktualität.
Cherubini und sein Librettist haben die Tragödie des Euripides nicht von ungefähr zusammengezogen auf diese Protagonistin und ihre seelische Entwicklung, den Konflikt zwischen liebender Mutter, verstoßener Geliebter und Mörderin, das Crescendo von Liebe, Verrat, Hass und Bluttat. Genau dieses Unglück modelliert die Sopranistin Iano Tamar faszinierend und deutlich heraus, mit den gefährlich schimmernden Klangfarben ihrer wandlungsfähigen Stimme, ihrem eher weich ansetzenden dramatischen Impuls und einem alle Verletzungen akzentuierenden Spiel.
Und hier hat die Deutsche Oper mit Iano Tamar einen außerordentlichen Glücksgriff getan. Tamar ist eine Singschauspielerin von hohem Rang, sie vermag alle Facetten dieser außerordentlich vielschichtigen Figur, vom wilden Hass bis zum fast kindlichen Betteln um die vergangene Liebe, präsent zu machen. Nicht mit der hohen Feierlichkeit der Callas, sondern als eine ganz vom Moment bezwungene "Barbarin", unbelastet von der Affektkontrolle und dem Kalkül des Zivilisationsprozesses, steht Tamar auf der Bühne. Ihr im Alleinsein immer wieder durchbrechender Hass, der Schnitt mit dem langen Messer in die imaginierten Opfer, bricht sich sogleich am Gegenüber: So fleht sie Jason an, so wird sie in der ersten Begegnung mit ihren Söhnen plötzlich von der Liebe überwältigt und lässt sich von ihrer Dienerin das bereits gezückte Messer widerstandslos aus der Hand nehmen.
Frau Tamar legt sie in Schönheit dar. Sie ist eine frauliche Medea, kein Ding aus dem Tollhaus der Mythen. Sie versucht, das Handeln der blutigen Heldin begreifbar zu machen. Sie findet Töne der Zerknirschung, nicht einzig des Hasses. Sie singt Wärme herbei. Keinen Augenblick ist sie versucht, die Rolle, die sie verkörpert, in Grund und Boden zu schreien. Tamar ist delikat. Sie hantiert mit ihrer üppigen, dennoch schlanken, hochdramatischen Stimme stets kunstreich und ersingt sich damit im wahrsten Sinne des Wortes die schönsten Noten. Sie hat Geschmack, Verständnis, Noblesse: ein selten gewordener Dreibund.
Dabei ist Tamar eine sehr gute Medea: keine überformatige Diva nach Art ihrer Rollenvorgängerinnen Maria Callas oder Leyla Gencer, sondern eine Frau mit menschlichem Normalmaß, aus deren warmtönigem Timbre man die Erinnerung an bessere Tage heraushört, die ihre muskuläre, barbarische Gewalt nur wider Willen einsetzt.
Iano Tamar bringt für die Partie der Medea nicht nur die feste, schöne, hochdramatische Stimme mit. Sie kann auch Tücke oder Verzweiflung in den Ton hineinfärben, Melancholie und Raserei- kurzum, das ganze kurzatmige Wechselspiel der Emotionen, von denen diese Figur zerrissen wird.
Die Georgierin Iano Tamar strahlt in der Titelrolle und wird bejubelt.
Eine wirkliche Entdeckung ist Iano Tamar in der Titelpartie. Sie besitzt die Stimme, um die Fülle von Gemütszuständen zum Ausdruck zu bringen. Beeindruckend waren ihre zurückgenommenen stillen Momente, in denen sie sich die Zeit nahm, bis ins kleinste Detail sicher und klangschön zu gestalten, und ebenso die Szene, in der sie- zwischen Mutterliebe und Rachegefühlen hin- und hergerissen- lyrischen Ausdruck, ersticktes Abbrechen und verzweifeltes Aufbegehren wirksam gegeneinander setzte. Gleichermaßen überzeugend waren die Heftigen, dramatischen Ausbrüche, die ihrer Stimme nicht die geringsten Schwierigkeiten bereiteten; vor allem am Schluß gelang ihr der Wechsel von einem Extrem zum anderen mit traumwandlerischer Sicherheit.
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